Questo è quello che

Camminavo con la musica nelle orecchie, le mani in tasca e i capelli sugli occhi, gonfi come riescono ad essere solo nelle giornate di estrema umidità. Mi muovevo nella nebbia della prima mattina, un passo dietro l’altro senza nemmeno troppa fretta, lasciando vagare i pensieri. Niente da fare, io alla nebbia, per quanto viva qui da un sacco, ancora non mi sono abituata. Ricordo ancora la prima volta che, in macchina, ho visto la nebbia a banchi. Uao, aveva un che di ipnotico, ora c’è, ora non c’è più, ora c’è…
Mi affascina vedere il mondo attraverso una coltre inconsistente, il rendere tutto così ovattato e poco tangibile. Il non vedere chiaramente ciò che circonda, permette un’introspezione più mirata, maggiormente concentrata.
Quindi camminavo con la musica nelle orecchie e pensavo ai fattacci miei, quando mi sono imbattuta in una nuova scritta sul muro, grande e nera, probabilmente scritta a pennello. 

"SIMONETTA  SEI  LA"

Tutto qui.
Da patetica romantica mi piace pensare che qualche innamorato abbia nottetempo iniziato a scrivere la sua dichiarazione d’amore. "Simonetta sei la mia vita", ma l’intento sia stato arrestato a metà, dal passaggio di qualche volante della polizia dalla quale fuggire. Poco male, questa sera il giovane terminerà quanto iniziato.
Ma accantoniamo un attimo il romanticismo e guardiamo la frase da una diversa angolazione. Da cinici. "Simonetta sei la più troia delle puttane". Uhm, proprio poco galante, non vi pare?
"Simonetta sei la" potrebbe significare qualunque cosa. Forse nemmeno Simonetta sa cosa volevano comunicarle. Forse nemmeno l’autore sapeva come terminare la frase. Era lì in strada, armato di pennello, colore, ma privo di una frase di senso compiuto.

Così ho pensato che forse alcuni problemi nascono proprio perché ci sono troppe frasi al mondo lasciate in sospeso. Se la gente terminasse sempre con chiarezza i propri discorsi, non saremmo costretti a riempire i buchi con l’immaginazione.
E sbagliare clamorosamente.

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