La pera incarognita, la pera intollerante…

So benissimo che il treno si sarebbe riempito fino a scoppiare, del resto è l’orario di rientro dei pendolari, mica pretendevo di viaggiare comoda e con i sedili vuoti attorno a me. Ma perché, ometto dall’aria noiosissima che tanto mi ricordi il bislacco redattore con cui talvolta ho a che fare, giochi d’anticipo e, nel vagone praticamente vuoto, ti vieni a sedere proprio di fronte a me, impedendomi così di poter godere ancora per qualche minuto della benedizione di poter stendere le gambe? E non puoi sederti come tutti i cristiani? Cioè, capisco che i sedili di Trenitalia sono tutto fuorché puliti, ma ‘sta fisima di rivestire tutto il sedile -compreso il poggiatesta- di carta di quotidiano, amico, fattelo dire, non è normale.
Il vagone si riempie gradualmente e l’ometto li osserva tutti, studiandoli dal capello alla scarpa, sempre con la stessa espressione non espressione. Talvolta strizza gli occhi, tamburellando la penna sul foglio di giornale che ha ripiegato innumerevoli volte fino a ridurlo della grandezza di un post-it, ancora più spesso urta con le gambe la gamba mia, senza mai, e ripeto MAI, domandarmi scusa. Ometto noioso, basterebbe anche solo un cenno del capo, un leggero movimento della mano, qualunque civile, cortese ed universale segno che indichi che "pardon, non volevo!". T’assicuro che io t’avrei sorriso, rispondendoti con altrettanto civile gesto "Si figuri!". Ovviamente, in verità, avrei pensato di te peste e corna, ma ti avrei sorriso fingendo indifferenza. Ma dato che quello che finge indifferenza sei tu, dando proprio l’impressione che io PUF, sia fatta d’aria, mi sale il desiderio di darti fastidio. Che ne so, alzare a palla il volume dell’mp3, mettermi a sfogliare rumorosamente e fastidiosamente il giornale, giocare col telefono, saltare in piedi ed improvvisare un musical, scaccolarmi sulla tua valigetta da ufficio.
Ma sono troppo educata per sfogarmi. Chissà, fossimo da soli probabilmente qualcosa m’inventerei, ma c’è un vagone di stanchi pendolari che cercano di tirare un po’ il fiato dopo una giornata lavorativa, credo che nessuno desideri vedere la sottoscritta improvvisare un concerto rap.
Pazienza, mi accartoccio di più su me stessa, sperando di arrivare presto a casa.

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