Parole che riempiono

Fino a quando non mi sono scoperta incinta non ho mai, in dieci e rotti anni di lontananza, sentito la mancanza, in termini di distanza, dei miei genitori.
Ma, quando abbiamo iniziato a comunicare a tutti che c’era un bimbetto in arrivo, mi è dispiaciuto non poter vedere i loro volti, godere del loro abbraccio, festeggiare il rinnovarsi della vita in una famiglia che non si rinnovava dalla mia, di nascita.
E poi una gravidanza, per lo più al telefono, e mia madre che appena poteva si smazzava 5 ore di treno per poter appoggiare le mani sulla mia pancia che cresceva.

Quando bimbetta ha fatto il suo ingresso alla vita, si sono affacciati alla nuova realtà anche due emozionatissimi neo-nonni: una apprensiva, esaltata, commossa, l’altro impacciato, incuriosito ed incredulo.
Che entrambi siano pazzi d’amore è un concetto ovvio, quindi del tutto superfluo alla causa.
Ma la distanza continua a separarci.
Non vedono bimbetta crescere. Mandiamo loro filmati, foto, raccontiamo avvenimenti e ci accontentiamo tutti così, perché non c’è alternativa. E ogni sera, compatibilmente con gli impegni, li chiamiamo perché sentano la signorina mentre lalla.
Ieri sera non abbiamo fatto eccezione, ma ieri sera, mentre mia madre le diceva per l’ennesima volta che la ama tanto, la piccoletta, che faceva cozzare due giocattoli uno contro l’altro, ad un tratto ha urlato a pieni polmoni
"NOOOONNNNA" con la O un po’ sbieca, ma comunque una O.

Abbiamo terminato la conversazione con mia madre che era un misto di gioia, orgoglio, malinconia e frustrazione.
Io, trovandomi a lei molto vicina, mi sono sentita decisamente lontana.

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