Tempi lunghi…

Chi conosce il telefilm "friends", ricorderà la puntata nella quale Rachel viene ricoverata in ospedale perché prossima a partorire. Almeno in teoria, perché poi il suo travaglio dura millemila anni, raggiungono la sala parto donne entrate in ospedale molto dopo lei, e perfino Ross, in una frase che ancora adesso mi fa ghignare "E’ più dilatato di Rachel!"
Ecco; precisamente un anno fa oggi, ero esattamente come lei. Entrata in ospedale per l’induzione al parto dalla sera precedente, fra gel, scollamenti, imprecazioni, crisi di nervi e regressione psicologica a livello 5 anni, io e il mio pancione ci aggiravamo gonfie e con andatura basculante per i corridoi dell’ospedale in un improponibile camicia da notte bianca con fiorellini blu, sedendomi su una rigidissima panchina in metallo convinta che la scomodità potesse aiutarmi ad accelerare il processo di espulsione.
Macché, nebbia all’orizzonte, ogni visita mi veniva assicurato che ancora non c’eravamo.
Intorno a me si susseguivano i cambi turno delle infermiere e tutte, vedendomi, pronunciavano la stessa odiosissima frase "Ancora lì, sei?"
See, a quanto pare vincerò il premio "la gestazione più lunga della storia!"
In compenso vedevo donne entrare di gran fretta in sala parto, ancora vestite normalmente e catapultate fuori da automobili o ambulanze. Per sollevare il morale, sentivo le grida delle suddette, le urla di dolore e di auto-incitamento. Io e il Fonto ci scambiavamo sguardi silenziosi che erano chiaramente interpretabili in "Poveretta…senti un po’ cosa ti aspetta!" e  "Io col cacchio che partorisco. Ora riprendo le mie cose, torniamo a casa e resto così, col pancione, fino alla vecchiaia!"
Sarebbero dovute passare ancora un bel po’ di ore prima che bimbetta si decidesse ad abbandonare il monolocale che ormai iniziava ad andare un tantino stretto. L’oggi sarebbe dovuto diventare domani. Un viaggio lunghissimo, quello di un anno fa.

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