Melense considerazioni natalizie

Quando era una ragazzetta, la Pera amava il Natale, i regali, la vacanza, lo stare con i parenti e far tardi la sera, la magia, la frenesia, l’eccitazione.
Poi è cresciuta, e l’emozione ha lasciato il posto ad una velata noia mista a stress.
Dai 19 anni, ovvero da quando iniziò una nuova vita in una grande città, bandì con estrema gioia il Natale e tutto ciò che esso comportava.
E poi, un anno e mezzo fa, arrivò una bimbetta bionda e con gli occhi grigio/azzurri del nonno che non c’è più, 81 cm di creatura che ha ripetuto "Nanale" per tutto l’ultimo mese, come un mantra, come una promessa, come una formula magica.
E "guadda!" le luci nelle strade, e gli alberi decorati, e le stelle luminose, e doni, doni, doni.

La Pera è rientrata nei panni della ragazzetta che fu. Ha gioito, riso, mangiato. Ha fatto il pieno di baci umidi e schioccosi, anche se di simili baci non ne ha mai abbastanza. Si è commossa nel sentire la propria piccola cantare "neve scende lenta", inorgoglita quando l’ha vista portare a spasso per tutta la casa la sua nuova bambola sul suo nuovo passeggino per la bambola. E poi i balli, il girotondo, la nanna, e le giornate assieme, e gli abbracci, le coccole, la musica.

La Pera lo sapeva: i figli ti rendono persone migliori.
Quello che non sapeva è che un figlio ti aiuta a ricordare quanto di bello c’è stato nella propria infanzia.
Grazie Bimbetta, grazie amore.
Ne voglio ancora!

4 pensieri su “Melense considerazioni natalizie

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