l'eccitante vita del pendolare

Suona la sveglia
Smadonno.
Caccio un piede fuori dalla trapunta, ma fa troppo freddo e lo ritiro in fretta.
Smadonno ancora un po’.
Il Fonto sdraiato accanto a me, subdolo demone tentatore, mi bofonchia “abbracciami!”. Lo scanso in fretta perché so che se dovessi soddisfare il suo desiderio, mi riaddormenterei di schianto.
Più coraggiosa di Massimo Decimo Meridio, mi metto in verticale. I caloriferi sono ancora spenti e la muffa cresciuta nella notte cerca di inglobarmi.
Io la dribblo come una fuoriclasse e mi chiudo in bagno a prepararmi.
Poi mi calo l’antibiotico, poi raccolgo le mie cose in giro per casa e le caccio malamente nella borsa, passo a gettare un occhio innamorato alla bella addormentata, e via che si va.
Fuori è ancora buio, umido e nebbioso.
Oggi è giorno di consegna del primo ramo del nuovo lavoro, quindi prevedo orari illimitati, isterismo generale e fiumi di caffè.
Mentre procedo a passo dell’oca, non perché mi senta una militare, ma perché ho le giunture ancora irrigidite, medito sul fatto che è proprio da sfigati avere lo streptococco del mal di gola in una regione dal clima infame come la padania. Poi medito sul fatto che probabilmente è proprio a causa del clima infame della padania che ho lo streptococco, quindi mi deprimo un pelo di più.
Arrivo in stazione e sulla banchina, in attesa dello stesso treno che devo prendere io, c’è il mondo.
Poi arriva il treno, e pure lì sopra c’è il mondo.
Io, che fino a quel momento mi ero immaginata seduta comoda in un vagone a sfogliarmi “brava Casa” (del resto ognuno ha le proprie perversioni), capisco che, a un occhio esterno, assomiglierò molto di più a un deportato ebreo degli anni 40.
Ci azzecco alla grande.
In pochi secondi passiamo da -800 gradi della temperatura esterna, a più 4000.
Ci sono almeno altre 30 persone stipate, assieme a me, fra due vagoni. Tutti cerchiamo di tenerci all’unico palo disponibile.
Si mischiano nell’aria odore di sudore, caffè, fumo, profumi nauseabondi.
Manca l’aria.
Sono talmente stordita che impiego almeno 10 minuti per capire che qualcuno, dietro a me, si sta strusciando sul mio culo. Possibile che ci sia gente che ha voglia di essere maniaca anche il lunedì mattina a queste ore qui?
“Oh, amico, ti spiacerebbe smetterla di trattare le mie chiappe come un cuscino?” domando in maniera grezzissima ma usando un tono raffinato (che ho scoperto essere il modo migliore per attirare l’attenzione di tutti, e quindi riuscire nell’intento).
Sì, a quanto pare un po’ gli spiace, ma alla fine si sposta di almeno 10 centimetri e, vista la calca presente, non posso chiedere di più.
Finalmente arriviamo a Milano. La nebbia si è un po’ diradata. Il treno ci vomita fuori tutti quanti e, diligenti come mucche in transumanza, ci fiondiamo nella metropolitana
Ne lascio passare una perché troppo troppo gremita di ogni genere di materiale umano, ma la successiva devo prenderla per forza.
È bella carica, ma ancora vagamente gestibile.
Ovviamente sono in piedi, in equilibrio precario, ma il mio radar “cerca un posto che si liberi” è in funzione e più attivo che mai.
Come quello di tutti.
E poi, una fermata prima di “centrale”, il miracolo! Davanti a me si libera il posto.
Mi accascio grata, sto già per afferrare “brava casa” dalla borsa, quando sale una ragazza col pancione.
Oh brutta stronza! Non potevi salire sul vagone davanti? O su quello dietro? Proprio qui dovevi infilarti, che io non posso fingere indifferenza, che un pancione in questa città l’ho portato anche io, e so che tutti se ne fottono bellamente?
Le cedo il posto sentendomi una brava girl scout e una sfigata cosmica al contempo.
Ma tempo qualche fermata ancora e sono arrivata.
Percorro qualche centinaio di metri, infilo la chiave nella porta ed entro in studio.
Il mio calvario è finito.
Socio Cazzeggione, che abita a cinque minuti a piedi da qui, mi guarda sprezzante e mi dice:
“cazzo, Pera, fai pure con comodo, eh!”
 
Maandateveneaffanculotuttiquanti!

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9 pensieri su “l'eccitante vita del pendolare

  1. Miiii, Pera, davvero bisogna essere eroi per sopravvivere a tutto questo.
    Stanchezza, freddo, aria cattiva, viaggio in piedi, palpate, odori, Bravacasa che ti pesa nella borsa e che non puoi leggere…   
    L'altro giorno pensavo al mio collega superpendolare e prossimo alla pensione, che non è mai riuscito a diventare dirigente benchè a lungo e con comodo dei mega direttori ne abbia fatto le veci, una persona degnissima e che io ammiro; insomma questo collega si fa ogni giorno 5 ore di treno A/R per farsi regolarmente insultare dalla nostra capa pivella che non lo regge (forse ne teme la competenza, lui sì che sa dirigere).
    La stronzetta insulta cmq anche noi (credo sia un dato caratteriale) ma almeno noi, oltre ad essere più giovani di lui, non siamo pendolari, dico.
    Io mi faccio 1 ora di bus in città, spesso riesco a sedermi e leggere o bloggare e arrivo di regola in ufficio in condizioni accettabili, pronta per essere cazziata non appena lei (sempre per ultima) arriva.
    Va bene, tu non hai un capo da quanto ho capito però anche il tuo socio, accidenti!
           

  2. Io dal momento in cui ho messo piede fuori di casa a quello in cui l'ho messo dentro allo Studio stamattina ho fatto trascorrere poco meno di mezz'ora (26/27 minuti), ma in mezzo ci ho messo anche l'accompagnamento di Viola all'asilo (con ricerca del parcheggio perchè io la macchina in doppia fila con le 4 frecce non la lascio mai); e aggiungo anche che dalle 12.30 alle 14.15 circa sono riuscito a fare entrare nella pausa pranzo le mie 36 vasche in piscina e un tranquillo pranzo seduto al bar…
    Così adesso puoi mandare affanculo anche me!
    Però oggi a Milano è una di quelle rare giornate in cui splende un magnifico sole in un cielo che più blu non si può: insomma il solito lunedì dopo la domenica di pioggia!

  3. Tesoro, bisogna essere eroi davvero… anzi, eroine. Io non mi trasferisco fuori Milano perchè so che non ce la farei a reggere tutto cio'. E come dice mia mamma, il tempo è vita, cioè se perdi tre ore al giorno così, non te le ridarà nessuno, e nemmeno i soldi in più per vivere a milano, ma almeno godrai di più le tue giornate. Però non sono così convinta.
    MammaPellona

  4. ecco. ora hai anche tu le carte in regola per far domanda per entrare al gf, farti un amichetto e svelare soltanto a lui nella casa (che vuoi che siano i milioni di italiani che guardano il gf), che hai subito molestie sessuali.

     

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