Togli la ragione lasciami sognare lasciami sognare in pace

Non ti amavo.
Non ti ho mai amato, a dirla tutta, ma avevo 15 anni, l’età giusta per struggermi per un sentimento inesistente e idealizzato. E comunque rispondevi a una serie di requisiti perfetti: 7 anni più grande di me, 700 km di distanza, un fratello morto suicida che ai miei occhi ti aveva fatto diventare “maledettamente interessante”, eri l’uomo perfetto da estrarre dal cilindro quando ero in carenza di sensazioni. A te ho dato l’unico schiaffo che abbia mai dato nella vita, con te passavo 20 giorni estivi al bar del Micropaesello delle vacanze con mamma e papà, per te ascoltavo anche 12 minuti di registrazione del motore della Ferrari che girava nel circuito di Maranello.
Tu, ovviamente, non mi filavi di pezza. Io ho passato anni a incidere il tuo nome sui banchi della mia scuola. A scriverti lettere idiote a cui non hai mai risposto. A farti telefonate mute dalle cabine telefoniche solo per il piacere di sentirti dire “pronto!”
Poi sono passati un paio d’anni e tutto si è ribaltato.
Di botto ti sei accorto di me. Mi coprivi di complimenti, mi cercavi per tutto il Micropaesello, di notte mi chiamavi lanciando sassolini alla mia finestra per convincermi a calarmi dalla grondaia e correre in macchina per le stradine sterrate dei vigneti, ti proponevi per insegnarmi a sparare, che il fucile era una tua grande passione. Mi dicevi “ti voglio bene” e io ridevo stronza, perché ormai la mia testa era lontana, già mi struggevo per qualcuno che non eri tu, ma con te mi sentivo vincitrice.
Mi hai telefonato ancora e ancora, specialmente quando mi sono trasferita a Milano, “vediamoci! Vengo a trovarti!”, mi dicevi, ma io ero sempre più lontana, e alla fine non ci siamo visti più.
Perché ti sei sparato un colpo di fucile in testa.
 
Era tanto che non pensavo a te. Non mi piace pensare a te, perché non so mai bene cosa pensare. Mi mette a disagio anche solo ipotizzare l’enorme oscurità che ti vagava dentro e che non ero mai stata in grado di percepire.
 
E poi una notte, mentre riporto mia figlia dai nonni di molto lontano, il giornale radio passa la notizia del suicidio di Amy Winehouse. E penso “Cazzo! Mi spiace! Non mi sorprende ma mi spiace! Che spreco!”, e poi, senza preavviso, senza motivo, riesplode il tuo ricordo, e mi monta una rabbia grande così, e mi sudano le mani, e tremo, e vorrei rompere qualcosa. E urlare.

Intanto sull’abitacolo della macchina scroscia la pioggia.
 

7 pensieri su “Togli la ragione lasciami sognare lasciami sognare in pace

  1. non so.
    a me la notizia della winehouse mi ha fatto girare un po' le balle per ben altri motivi.
    muore lei e i vip subito a postare su twitter frasi ad effetto tipo "spero che la tua anima tormentata abbia finalmente trovato pace, ragazza triste".
    penso a quegli stessi vipponi, che se a morire fosse stato l'ubriacone drogato della stazione, lo avrebbero scartato disgustati e storcendo il naso avrebbero sparato qualche frase un po' meno ad effetto, tipo "tasi, un drogà de manco".
    ecco.
    perchè è così che va.

    per il resto, vivo ogni giorno della mia "vita di sorella" in punta dei piedi, aspettando che qualcuno mi chiami per dirmi che il fratellone ha fatto qualche "sciocchezza estrema". come poco tempo fa, quando lo hanno ripreso per i capelli.

    pochi anni fa un mio amico si è impiccato. e subito tutti a dire che ehi, era un ragazzo così felice e spensierato.
    nessuno sa perchè l'ha fatto.
    non una parola, un biglietto, un'ultima telefonata.
    sai che c'è? il mio più grande rammarico è che io, nei suoi occhi, tutta quella felicità e quella spensieratezza non le vedevo. io la sua solitudine la scorgevo. non mi era scappata tutta la sua tristezza, dietro i suoi sorrisi e le sue risate.
    ma non ho mai provato a parlarne con lui.

    ecco.
    sì.
    una persona che si suicida fa arrabbiare di brutto. fa sentire in colpa. fa male.

    poi non chiedermi perchè mi son lasciata andare così in questo mio commento.
    succede.
    scusa.

  2. Pera è una storia davvero tremenda.
    Ma come puoi dire che non avevi percepito la sua tristezza? Avevi 15 anni! non toccava a te percepirla. Altri avrebbero dovuto farlo.
    E non è nemmeno detto che non ci sarebbero riusciti. Semplicemente, non sempre è possibile.
    Quando facevo la prima superiore, un ragazzo di quinta si è ucciso dopo una bocciatura. Era uno qualunque, un bel ragazzo biondo con un sacco di corteggiatrici e niente avrebbe mai lasciato supporre una cosa del genere.

    Anni dopo, ero già diplomata, una ragazza della scuola cicciottella e un po' presa in giro per questo, una mattina di punto in bianco è saltata fuori dalle finestre della classe. Si è salvata. Ma – e lo ricordo perchè era sui giornali – il padre aveva dichiarato che "non aveva motivi per farlo". E invece evidentemente li aveva. Solo che li aveva nascosti talmente bene che nemmeno i suoi genitori li potevano vedere.

    E' molto triste.

    Quanto alla Winehouse, a parte il dispiacere per una vita spenta a 27 anni, non riesco a provare compassione. Forse sono superficiale io. Ma una persona che ha tutto, bellezza, successo, il più bel lavoro del mondo… come può buttare tutto tra droga e alcol?? Come può?
    Eppure, evidentemente, anche lei aveva un buio nascosto che nessuno è riuscito a rischiarare. Come tanti altri

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