10 giorni di grasse risate

Sono giorni complicati e faccio fatica a tenere le fila di tutto. Non che voglia avere tutte le situazioni sotto controllo, sia chiaro, ma almeno qualcuna, o almeno la possibilità di tenerne a bada qualcuna, invero, non mi spiacerebbe affatto.

Tipo la Piccetta, che ormai tanto Piccetta non è più, che è tornata a piangere all’ingresso della scuola. Sente la mia nostalgia, dice. E allora costruiamo assieme tutto un mantra che tenga lontano il magone, che mamma torna, torna sempre. E poi scopro dal suo fidanza che piange tutto il giorno “ma non sempre, eh, qualche volta si prende anche una pausa!”

“ah! Be’, allora ci sta!”

E le abbiamo parlato, abbiamo cercato di tranquillizzarla e rasserenarla, ma niente, davanti a quel portone si frantuma e chissà in quelle stanze quante lacrime produce. porca vacca, se è frustrante, e a costo di vincere il premio “madre oribbile”, mi girano pure i coglioni abbestia! Che son sei anni che s’iniziano così le giornate, e fattene una ragione, no?!?

A controbilanciare questa tragedia, almeno, c’è il Piccione, che entra al nido sì brontolando tutta la sua insoddisfazione, ma poi torna il bullo che è di natura affrontando la giornata serenamente, tanto da farsi battezzare dalle educatrici “vittorio gassman” inteso come “il re della commedia”.

E ultima ma non ultima, fra me e il fonto è piombata la peggior litigata di sempre. Tu forse non lo sai, ma io non so litigare. Solitamente se m’incazzo mi ammutolisco finché non sbollisco e morta lì, mentre invece questa volta ci siamo esibiti nel peggio delle nostre predisposizioni caratteriali. Sono volate parole orribili, come da cliché. Come si può dimenticare ciò che ci si dice in una lite? Qual è il confine fra pronunciare ad alta voce ciò che si pensa davvero ma solitamente si evita di dire per evitare casini, e ciò che si dice solo per ferire? E cosa è peggio? E insomma, e infine dopo aver pensato al divorzio, alla separazione, alla divisione dei beni e all’affidamento congiunto, ci metti una pietra sopra e vai avanti.

Che lo ami.

Ma non scordi.

e vaffanculo.

6 pensieri su “10 giorni di grasse risate

  1. l’hai detto tu, che lo ami.ma non scordi.e vaffanculo. appunto.
    il mio nanetto lo si chiama mariomerola ‘ozappatore…vedi tu. anna

  2. Io credo non si possano scordare, ma bene che escano, perchè vuol dire che c’erano, ma le si teneva solo ben nascoste sotto il tappeto.

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