La prima parola

In verità, che tu ci creda o meno, non mi è mai interessato che dicessi “mamma”, Tanto un giorno lo dirai, fino allo sfinimento (mio),

Mi sarebbe piaciuto, devo essere sincera, che la tua prima parola fosse il nome di tua sorella. Magari “Nene”, come lo pronunciava lei quando era piccolina, decisamente più piccolina di te.

Papà in un certo senso già lo dici, anche se chiaramente c’è una acca finale e strisciante in ognuna delle due staccatissime sillabe pahhh pahhh.Per me avresti potuto pure dire “nonna/o/i”, anche se dai, ci credevo poco, che non ti è mai uscita una enne da quelle labbra sorridenti o imbronciate a seconda

Non sarebbe stato male nemmeno sentirti dire “ciao”, che è una finestra aperta alla socialità, e tu sei un bel po’ socievole, che ti piace bisbocciare in compagnia anche se so che hai le balle piene di tutte queste over sessanta che ti pizzicottano le guanciotte.

Dubitavo fortemente dicessi il tuo nome. Non c’hai mai provato, e quando ti si chiama il più delle volte metti il muso, che mi sa che lo associ a un senso del divieto. O forse il tuo nome non ti piace e allora vedi che avevo ragione io a volerti chiamare Zeno e invece niente, in famiglia me l’avevano bocciato ben prima del tuo 23 luglio.

Però, ecco, sinceramente, “Patata” non me l’aspettavo.

“Patata”

Cioè, la tua prima parola è stata un tubero.

O una metafora genitale.

Sinceramente non so cosa sia meglio -anzi, lo so, ma non te lo dico!-

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5 pensieri su “La prima parola

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