Così è (pure se non vi pare)

E così sono presa nel vortice della vita. che detta così parrebbe una lunga parata di cene fuori e danze selvagge e concerti con pogo e alcol a fiumi e abbracci passionali e amici a volontà.

Macché. Sono inchiodata a casa con un Piccione sempre malato, che hai presente quando si dice “non faccio in tempo a riportarlo al nido che si riammala”? Ecco, ora so che non è un modo di dire. Pensavo di saperlo quando era piccetta la Piccetta, ma mi sbagliavo, che lei riusciva anche a farsi una settimana intera prima di soccombere per le restanti 3 del mese, ma al ragazzo basta una mattina soltanto per sputtanarsi il resto del mese. Suo, certo, e peccato che lui al nido c’andrebbe pure volentieri, ma soprattutto mio, che io dovrei anche lavorare, eh, così per dire, che facciamo sta vita da ottobre e inizio a sentire un vago senso d’angoscia di star lasciando passare un po’ troppi treni, e quelli non tornano e non tornano mai.

E al momento l’unica cosa che posso fare è telefonare a Molto Molto Lontano e chiedere (implorare) l’aiuto di mia madre “vieni a me, giungi in mio soccorso che qui i casi sono due: o mi uccido mangiandomi in un colpo solo gli 8 etti di torrone morbido che mi hanno regalato, o resterò gradualmente sempre più disoccupata e gli 8 etti di torrone sarà l’unica cosa che potrò far mangiare ai miei bambini per i 12 mesi a venire!”

Mia madre giunge venerdì. In concomitanza con lo sciopero dei mezzi che se non ci complichiamo la vita lo troviamo poco stimolante.

E insomma, vorrei raccontarti qualcosa, qualunque cosa, ma abbi pietà, che sono 60 giorni che vivo barricata in casa con un mostrillo a tratti allegrissimo a tratti lagnosissimo ma non gli posso dare gran torto, non mi succede niente.

Però oggi pomeriggio sono andata al primo colloquio con le insegnanti di mia figlia. Che continuano a non piacermi, ma questo è un problema mio perché lei invece le adora e loro adorano lei. Be’, invero, non per modestie o altro, ma Piccetta è brava, educata, studiosa, attenta, partecipe, ha pure smesso di frignare (te l’ho detto sì? No? Boh, non ricordo, ne ho parlato che è una storiella lunga, articolata e pure un pelo agghiacciante?) e, parole loro, “fossero tutti così!”. Ma il punto non era questo: volevo raccontarti dell’emozione che provavo strada facendo, sia per l’euforia di essere finalmente fuori casa, di riessere persona unica, senza un’ottantina di cm di appendice addosso, ma soprattutto emozionata per ciò che stavo andando a fare. cioè, proprio una mamma che va a colloquio con le insegnanti. Io. Per la prima volta dall’altra parte della barricata, non più la figlia da giudicare, ma la madre.

C’è da dire che, rispetto alla mia povera mamma che dai colloqui ne usciva più o meno frustrata, io sono uscita dall’aula IC orgogliosa e pure commossa. E anche un pelo stranita che le chiacchiere sono durate 6 minuti.

6 minuti.

Il che mi ha portata a pensare che se sei bravo e fai il tuo dovere, di te, nel bene o nel male, stringi stringi non hanno un cazzo da dire.

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2 pensieri su “Così è (pure se non vi pare)

  1. devi essere orgogliosa di tua figlia. tanto. che la prima non è uno scherzo.

    e sul figlio malato…non sai come ti capisco. comunque il nido è terribile eh…

  2. I colloqui! Adesso io e il papà facciamo di tutto per esserci, insieme, e anche noi veniamo liquidati in due minuti, mentre ci piacerebbe tanto stare lì a farci dire tutte quelle cose carine sui nostri bimbi, anche per ore magari… Ma vedo già il futuro, quando io e lui litigheremo: “No! a parlare con gli insegnanti ci vai tu!”
    Comunque, felice che la bimba alla fine abbia superato le difficoltà e che stia iniziando a godersela 🙂

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