Che se pensi di aver avuto tu una settimana di merda…

Alle 4 del pomeriggio del lunedì il Piccione ha nuovamente più di 38 e mezzo di febbre. E’ da venerdì sera che sfiora i 40 (di nuovo, che son 3 settimane che va avanti così ininterrottamente) e la tachipirina funziona per non più di tre ore. Alle 4:30 ci aspetta la pediatra. Lo preparo ed è letargico, prende la tachipirina senza nemmeno protestare, lui, che s’incazza anche solo a suggerirgli di bere un po’ d’acqua, e usciamo. Mi dorme addosso per tutto il tempo. Superfluo dirti che non è da lui.

La pediatra lo ausculta e spaventata, mi compila un foglio per il ricovero in ospedale.

Visto il crepitio che sente, sospetta una broncopolmonite e chiede un rx torace per scongiurarne l’eventualità.

Mentre preparo il borsone e il fonto torna a casa dal lavoro in fretta e furia, la tachipirina fa effetto e il pupetto si rianima.

Partiamo alla volta del Pronto Soccorso Pediatrico di Magenta, dove arriviamo con un bimbo sfebbrato e con una saturazione eccellente.

Ci mettono in attesa del nostro turno di visita, in una saletta d’aspetto piena di correnti d’aria e una dozzina almeno di bimbi pieni di virus di tutti i tipi.

Passiamo alle 11 di sera, il bimbo viene visitato da un pediatra anonimo (nel senso che non conosco il nome, non ha nemmeno firmato la cartella, e se sapessi il suo nome ti giuro che lo scriverei, che arrogante e maleducato, e spocchioso e inumano così vale la pena di pubblicizzarlo) che non capisce cosa ci facciamo lì. Il bimbo è ancora sfebbrato, la saturazione va bene, non serve nessuna rx, ma dei lavaggi del naso e un po’ di riposo e per cortesia di non rompere i coglioni. Insistiamo e alla fine fanno un prelievo del sangue al bambino.

Attendiamo gli esiti nella saletta di prima.

Arrivano tutti sballati, ma è un quadro che coesiste con l’infiammazione alle vie respiratorie che il piccolo presenta. Niente allarmismi. Però vabbè, dai, visto che la pediatra suggerisce un ricovero decidono di tenerlo in OBI (osservazione breve intensiva, credo) per la notte- che passa tutto sommato serena. Piccione continua ad essere sfebbrato, mangia qualcosina per la prima volta da due giorni e tutto sommato è più che reattivo e gli sembra di essere il un spa. Lui. Io non ti dico come sto conciata ma del resto è irrilevante.

La mattina dopo, nuova pediatra anonima, stessa prassi. Un po’ di lavaggi al naso e via che ci dimettono.

Il bimbo effettivamente torna a casa che sta benino. Aumenta la sua voglia di giocare, pure un po’ d’appetito. Ma continua a respirare da schifo.

Giovedì lo riporto dalla pediatra, inorridita che il piccolo non abbia fatto nessuna lastra. Conferma però che gli esiti sballati del sangue non sono allarmanti. Ma lei continua a sentire un crepitio al polmone, e la cosa non le piace per niente. Vorrebbe una lastra, per mettere a tacere ogni dubbio. Quindi accettiamo la sua proposta di un nuovo ricovero, ma in un altro ospedale, per un ulteriore parere. Decidiamo per Vigevano dove ci trattano con estrema umanità, rifanno le prove del sangue al bimbo e la sospirata lastra. Con tutto sto popò di esami scongiuriamo focolai o broncopolmoniti, ma dall’rx risulta una macchia bianca nella parte alta del polmone.

Loro non capiscono cosa possa essere, sono un ospedale troppo piccolo e poco attrezzato per i dovuti accertamenti (forse una pleurite? Di certo una leucocitosi è in atto, potrebbe essere una malformazione dalla nascita…), quindi prendono contatto con l’ospedale di Pavia. La mattina dopo ci aspettano alle 8:30 nell’ambulatorio di oncoematologia.

Nuovo prelievo del sangue, lunga chiacchiera per spiegare nel dettaglio il quadro clinico del bambino da ottobre a oggi. Ci ascoltano, fanno domande, sono delicati e umani. L’attesa degli esiti degli esami sarà lunga, ci informano, nel frattempo cercheranno di capire come muoversi per scoprire cosa possa essere la macchia bianca.

Siamo nella grossa sala d’aspetto di oncoematologia pediatrica. Girano decine di bimbi con la mascherina sul volto. Sono allegri, giocosi, curiosi. Sono fortissimi. Sono degli eroi loro e i loro genitori.

Il tempo non passa mai.

Vedo un bambino di 12 anni piangere perché gli hanno diagnosticato qualcosa.

Vedo sua madre arrabbiarsi con lui “Coraggio!” gli dice “Non sei né il primo né l’ultimo che deve combattere con questo male, e non è questo il modo di affrontare la situazione!”

Vorrei andare ad abbracciarla, che io l’ho trovata stupenda, e chissà girato l’angolo come è implosa su sé stessa.

Vedo un ragazzo di 23 anni che passa ad augurare buone feste a tutta l’equipe. Viene accolto con sincero amore, tutti a complimentarsi di quanto bello si sia fatto, che sono passati 10 anni da quando l’hanno dichiarato guarito, che non esiste al mondo gioia più grande, per loro, che essere ricordati.

Parlo con la madre di un tredicenne che è lì per un controllo. Gli hanno diagnosticato la leucemia a 5 anni. Fortunatamente la sorellina di 2 anni aveva una compatibilità del 100% e quindi gli ha donato il midollo.

Ci sono voluti 3 anni ma si è ripreso.

Il tempo non passa.

Mi sembra di vivere qualcosa che non mi riguarda.

Mio figlio saltella in giro esagitato e curioso, inseguendo tutti questi bimbi, e io non faccio che pensare “è pieno di catarro, non può avvicinarsi a loro, sono troppo fragili, può fargli del male”.

Fumo milioni di sigarette per calmarmi e per concedermi il lusso di lacrimare in solitudine. Non mi calmo mai, ma lo sai.

A un tratto una specializzanda viene ad avvisarci che secondo lo staff, quella macchia bianca è la ghiandola del timo che si è ingrossata perché in iperproduzione di leucociti (o linfociti? O altro di simile?),  fisiologico nei bimbi dell’età del mio, ma che se vogliamo esserne certi loro consigliano un’ecografia.

Accettiamo, ovviamente, e l’ecografista non trova niente di anomalo.

Le sembra che tutto vada bene.

I risultati delle prove del sangue arrivano alle 16:30. Non riscontrano nessun deficit che possa lasciar intendere qualcosa di orribile che si è impossessato di nostro figlio. Ha solo un sistema immunitario fragile e provato dai numerosi virus.

Ci lasciano andare.

Più vecchi.

Più stanchi.

Prosciugati e disidratati nelle fibre delle fibre del corpo.

Felici, certo, sollevati, ovvio, ma queste emozioni ancora non sono affiorate, nascoste dai grandi occhi di Alex, dieci anni, o dal sorriso timido di  Carlotta, 4 anni, dalla voglia di ballare di Sofia, 7 anni e ai piedi gli stessi stivaletti grigi di mia figlia.

Andiamo via, lasciandoci la tragedia alle spalle, tenendo fra le braccia il nostro bambino fortunato, in silenzio, a spalle curve.

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11 pensieri su “Che se pensi di aver avuto tu una settimana di merda…

  1. questo è il motivo per cui non ho voluto nessun altro figlio. davvero. mi terrorizza il fatto che si possano ammalare. è terribilmente banale e non ti aiuta ma mi è tornato in mente leggendoti…

  2. mia sorella è oncologa pediatria. vado nel suo reparto e non so come faccia a convivere ogni giorno con quella sofferenza. poi, per natale ogni anno arriva il regalo di quella mamma a cui è morta la figlia di 12 anni nonostante tutte le cure con scritto “dottoressa, lei ha regalato il sorriso alla breve vita di mia figlia” oppure a ferragosto arriva il ragazzo ormai trentenne a portare le verdure del suo orto e a dire a mia sorella che ha ricominciato dopo 15 anni a fare sport perchè sta veramente bene grazie a lei….
    e, io che di lavoro faccio l’avvocato capisco che certi generi di soddisfazioni, per lavorare con passione, non li avrò mai……

  3. Hai tutta tutta la mia solidarietà. Ma proprio tutta. Se puoi lascialo a casa dall’asilo… è l’unica cosa da fare quando sono così delicati…. io l’ho fatto e un pochino è migliorato. Facevo un mese sì e uno no… ma mi si stringeva il cuore a vederlo sempre malato!!! E pure il mio febbroni da 40… cucciolini!!!!

  4. io rimango senza parole davanti a cose del genere, alal forza che questi genitori trovano dentro di loro per andare avanti e trasmetterla ai loro figli

    sono davvero felice che il tuo piccolo stia bene…buona guarigione!! un abbraccio a te e a lui

  5. Ci sono storie che non si riescono a commentare; immagino la tua difficoltà nel riuscire a gioire pienamente per la salute del Piccione con tutto quello che hai visto e che ti sei lasciata alle spalle…

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