Mi spiace. Per te.

Io sono stata una discreta bugiardella nella vita.

Poi ho smesso, che mentire e ricordarsi a chi si è raccontato cosa non è proprio un’impresa semplice, e almeno gli sbattimenti inutili facciamo che anche no.

Poi ho avuto una figlia, e grazie a lei ho scoperto che non solo la verità rende liberi, ma che l’educazione alla verità rende la stessa verità semplice e maggiormente gestibile, sia in te che nel tuo interlocutore.

“No Pupa, per favore, evita di ammazzarti su quella trave, ti spiace?”

“E perché?”

“Perché io lo so che tu ne sei capace, ma io non sono pronta a vederti fare una cosa simile. Sono io che ne ho paura.”

“Ah, ok!” sì, è vero, sono anche stata dotata dalla natura di una figlia incredibilmente sensibile, ma tranquilli che col Piccione sto già scontando tutto!

Mai avere paura della verità, quindi. Lo sforzo è solo nel trovare le giuste parole. Tutto può e deve essere discusso: morte, malattia, sessualità. Nessun timore, solo delicatezza. Ecco perché ieri, quando sono stata assalita da una mamma fuori dalla scuola della Piccetta, ho proprio fatto fatica a inquadrare il punto del discorso.

Per fartene una sintesi, dopo una chiacchiera con me su come si fanno i bambini, la Piccetta ha comprensibilmente tenuto banco fra le sue amiche con una specie di sessione sui rapporti sessuali. Le sue amiche sono quindi tornate a casa, e nello specifico questa bimba ne ha parlato con sua madre che ha preso la cosa molto sportivamente.

“Ma ti rendi conto che le hai parlato di cazzi e fighe?!?” mi sbraitava la pudica mamma.

“In verità le ho parlato di peni e vagine” ho cercato di puntualizzare io.

“Bah! Sai che differenza. Non ti sembra il caso di parlare di cose più appropriate all’età?”

“Mi sembra il caso di rispondere alle sue domande e nel momento in cui me le formula!”

“Sì, ma adesso lo sa anche mia figlia! E lei fino a ieri sapeva che i bambini sono un dono di dio”

 

Ecco. Di questo mi spiace.

Mi spiace che questa bambina sia giunta a una verità senza che l’interesse fosse partito da lei.

Mi spiace che immaginasse, cazzonesò, che una coppia vuole tanto tanto un bambino e il buon dio glielo concede così, perché è buono.

Mi spiace che forse si sia posta dei dubbi sull’onestà del dialogo che ha con sua madre.

Mi spiace perché forse questa scoperta per lei è stata sconvolgente non perché gli esseri umani hanno rapposrti sessuali, ma perché il rapporto con sua madre, quando arrivano domande serie, si trasforma in una farsa.

Mi spiace perché non ho pensato che un dialogo intimo e meraviglioso con mia figlia avrebbe potuto turbare l’equilibrio di un altro rapporto madre/figlia.

 

Non mi spiace affatto, invero, aver spiegato alla Piccetta come funzionano le cose. E’ stata lei a chiedere, e se chiedi sei pronto a sentire. E sono felice di avere avuto io l’onore e il privilegio di essere la sua interlocutrice. E lei a fine chiacchiera era soddisfatta e serena, proprio come se l’argomento trattato fosse il più naturale del mondo, com’è giusto che sia, come le auguro che sia.

E forse, spero, mi auguro, se avrà altre domande, oggi o un giorno, tornerà da me per  proseguire il confronto.

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14 pensieri su “Mi spiace. Per te.

  1. me lo auguro anche io, per me e per i miei figli.
    però non sono pronta.

    tu che sei mamma più di me (e smettiamola di raccontarcela e dire che non è vero, per favore), e da più di me, dimmi la verità: si è mai pronti?

    • Ahbbella, mò però spiega scientificamente che cazzarola vuol dire “mamma più di me”, che io qui ancora non ho vinto nessun orsacchiotto.
      Al massimo puoi dirmi che sono mamma da più tempo, che la giovane ha quasi 7 anni (ohssignore, 7 anni!!)
      Si è mai pronti? Ma va là, io manco so come incastrare la spesa di domani, ma qualcosa ci s’inventa sempre.
      Tipo che adesso un keba me lo mangerei di brutto. Molto piccante, grazie.

      • Ok. Sei mamma da più tempo.
        Questo ti innalza a mia mentore!

        Ma….. no, forse sei più mamma di me anche in un altro senso…. in fin dei conti io già lo so che mollerò la patata bollente al maschio alfa.

        Io….. non ho mica voglia, sai.

  2. l’argomento è spinoso per me.
    Da una parte vorrei fare come te, dare l’informazione corretta con i tempi, gli strumenti e la delicatezza del momento.
    Dall’altra parte non vorrei che venisse a sapere qualcosa che concerne la sessualità “per caso” a scuola da qualche amico che fa il banco informazioni.

    io ad esempio non gli ho parlato di vagina dilatata per spiegargli come arriverà il fratellino… a 4 anni gli ho spiegato (come per le sue operazionii) che il dottore mi farà un taglietto e poi mi metterà un cerotto e poi mi darà le medicine….
    L’informazione è sbagliata perchè non credo farò il cesareo, ma il tempo e il suo modo di capire mi è sembrato adatto alla situazione.

    😦 😦
    sconsolatissima me

    • guarda, massimo rispetto per la tua scelta, però non la condivido. Partorire è naturale, e forse per le orecchie dello Smilzo sarebbe stato meno traumatico di un taglia e cuci. Ma forse è meno traumatico per me, e forse parlo così perché avendo una figlia femmina era più facile spiegarle, quando doveva nascere suo fratello, che sarebbe passato attraverso il buchino della pipì che si sarebbe adeguato alla situazione. Del resto lei è femmina, e a livello ancestrale sa benissimo cosa vuol dire generare bambini.
      Però su, dai, non essere sconsolata. Tu devi dormire, altroché!!! 😉

  3. ti invidio. perché mio figlio non ha mai chiesto e immagino abbia intuito parecchio da solo…

    e io non ho detto…

    invece tu hai avuto la possibilità di spiegare. e credo tu lo abbia fatto benissimo

  4. Ti stimo assai.
    Io ho saputo tutto tramite la mia maestra delle elementari che ce lo spiegò in malissimo modo perchè alcuni maschietti facevano gli scemi se non ricordo male. Tornai a casa traumatizzata e in lacrime, per fortuna mia madre mi spiegò che l’atto in se non era terribile come mi era sembrato spiegato dalla maestra, che la cosa implicava l’amore e mi calmai.
    Non voglio che a mia figlia capiti lo stesso per cui credo che il giorno che inizierà a domandare farò esattamente ciò che hai fatto tu 🙂

    • Io lo scoprii tipo a 8 o 9 anni, un sabato pomeriggio all’oratorio, durante la proiezione di un film, da un gruppo di ragazzetti un po’ più grandi che ne parlavano come un porno.
      Ricordo che il film era “la spada nella roccia”,
      Evocativo, vero? 😉

  5. Sì, io credo che tornerà e che ti farà ancora domande spinose, perchè si fida di te e sa che non le racconti storie, la tua piccetta è davvero avanti…. peccato che molti altri bimbi non lo siano, e quindi a scuola non sai mai che informazioni passano e soprattutto come passano… Ma tu sei stata semplicemente perfetta con lei, il problema è a casa degli altri.

  6. Io sono con te. Spero di riuscire a rispondere correttamente alle domande dei miei figli.
    Ricordo che mamma, per esempio, ci aveva spiegato già da piccole cos ‘erano le mestruazioni, e che ci sarebbero arrivate e bla bla. E ricordo compagne traumatizzate dal primo ciclo, perché avevano visto tutto quel sangue senza sapere cosa fosse successo.

  7. Io sono come te, perché i miei genitori sono stati così.
    Non mi hanno mai nascosto niente e per questo li ringrazio, ho imparato a conoscere la felicità, la gioia, il dolore, il rifiuto e tutti i sentimenti che si possono provare in questa vita solo grazie a loro che mi hanno sempre detto la verità su quello che succedeva attorno a noi.
    Io lo so che agli altri sembro strana ma non mi interessa; ho portato mia figlia a “trovare” i suoi nonni paterni al cimitero quando aveva appena una settimana e da allora in poi se andiamo noi, lei viene con noi. Siamo stati guardati in maniera strana perché, d’altra parte, nei paesi è anche peggio con tutti i vecchietti che non hanno niente di meglio da fare che andare al cimitero a spettegolare. Figurati che divertimento se un fresco orfano di madre e padre va al cimitero con la figlia neonata e la compagna forestiera!
    Perché nascondere a mia figlia che nella vita esistono cose belle e cose brutte dico io?
    Tempo fa, per dire, ci siamo trovati a guardare il film sullo Tsunami.
    Lei che non si lascia spostare dalla tv neanche a cazzotti se qualcosa le piace, l’ha guardato con noi, ha fatto tantissime domande per cui ha ricevuto regolare spiegazione e nonostante la crudeltà di certe scene lei ha capito e successivamente ne ha parlato con una gran serenità.
    Sulla questione “riproduzione” devo dire che quasi un anno fa (lei aveva 4 anni), involontariamente, abbiamo visto su sky un documentario sull’argomento e tutti e tre l’abbiamo guardato dall’inizio alla fine senza fiatare; lei l’altra sera, già piazzata nella nanna, ha voluto che le confermassi che per avere un bimbo, il babbo deve mettere una specie di “bisciolina” (così ha detto lei) nell’ovetto dentro la mamma e all’ovetto ad un certo punto sbucano le braccina, le gambine, la testolina, ecc. ecc.
    Perché no? Perché non dirglielo? Perché avere paura della NORMALITA’?
    Ecco cos’è il mondo, un insieme di persone che non sanno spiegare la normalità a loro stessi e ai loro figli e guardano con sospetto chi invece non si fascia la testa di fronte ad una richiesta legittima di un bambino.
    E’ davvero un peccato scoprire poi che quelle stesse persone prendono per normale che per tv passi ogni genere di schifezza o che la maggior parte dei bambini maschi da grande voglia fare il calciatore analfabeta (esempi eh).

  8. non ti dispiacere, perché forse quella bimba ti deve un favore. Certo che ogni genitore ha pieno diritto di educare i figli come crede, ma non ha il diritto di diseducarli, e se lo fa prima o poi ne paga le conseguenze. Qui in famiglia abbiamo sempre affrontato l’argomento con la massima trasparenza e tranquillità, e non me ne sono pentita.
    C’è solo una domanda davanti alla quale vado veramente in crisi e che ritorna come un’ossessione: “Ma Babbo Natale esiste veramente?”. Ecco, lì proprio non ho il coraggio di dire la verità.

  9. Ecco, quando si dice che le cose capitano a fagiolo.
    Ieri sera, al ristorante, io e bibi andiamo in bagno e mentre sono lì chefaccio pipì in bilico lei mi parte con un “ma mamma, è vero che per far nascere un bimbo tagliano la pancia alla mamma?”.
    Che avesse giocato con le amichette al parco e le avessero raccontato roba splatter è stato lampante direi.
    Comunque ho spiegato parto naturale e cesareo e zac, mi sono rivestita. E via andare!

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