due

Ti ho cercato con consapevolezza, perché è vero che tre è il numero perfetto che richiama al simbolo dell’infinito, ma essere pari è meglio. Che non me ne intendo granché di numeri primi, e quelli divisibili mi sembrano più rassicuranti che, forse, si resta meno soli e più interi.

Ti ho cercato per amore, per piacere, per desiderio, per follia, per Lei, per speranza, per sconsideratezza. Per la Vita.

Tu hai accolto l’invito e, appena arrivato, hai subito, dal tuo primo respiro, messo in chiaro che si sarebbe giocato secondo le tue regole.

Le tue devastanti regole.

E ora che ti amo alla follia te lo posso anche dire che ti ho odiato profondamente tu, che non dormivi veramente mai, che strillavi appena ti staccavo dal seno, che non desideravi altro che le mie braccia, l’odore rancido di latte e frustrazione e sfinimento della mia pelle. Sei stato l’avventura più devastante della mia vita, e ringrazio di non averti sbattuto davvero al muro come pensato mille e mille volte ancora.

E oggi hai due anni, e canti dondolandoti “punninì punniniiì” che non ho idea di cosa voglia dire ma è una gioia sentirla.

Che ami le moto, ma ancora di più i cammommon (camion), che decapiti fiori che vieni a regalarmi e calci il pallone e poi ti applaudi soddisfatto.

Che in questi due anni sei rimasto esattamente com’eri, testone capoccione come solo un leone ascendente leone può essere, che picchi e mordi se gli eventi non prendono la piega che vuoi, che urli e strilli se non ti mostro filmati di ruspe sul tubo, ma capace di slanci di affetto improvvisi e dediti in maniera commovente. Che sei esattamente come sei, perché mi hai insegnato che ognuno è come è dal primo istante d’ingresso nella vita, e le smussature arrivano, ma non fanno miracoli. E mi hai insegnato che non ci servono miracoli, non li vogliamo, preferiamo che ognuno sia come deve essere.

E a te ammiro la capacità di affrontare tutto di petto. La spavalderia. La ruffianaggine. Il tuo sorriso per tutti. Il tuo muoverti curioso e le tue domande in questa strana lingua solo tua che in un certo senso ho quasi imparato anche io.

“Tetto tèhe?” mi domandi indicando le cose.

“Quasta è la foto di noi 4, Piccione!”

“Tii hii?” mi ridomandi per sicurezza, perché resti comunque un diffidente.

“Sì, vedi, siamo noi. Piccetta, Piccione, mamma, papà! Siamo noi. Ti piacciamo?”

“No. Bah! Bleah!”

E ti allontani spedito, con le mani dietro la schiena. Poi ti volti e saluti “ciao!” e mandi un bacio al volo. E poi corri via.

Ma torni, torni sempre.

Grazie.

 

Buon compleanno, buon secondo compleanno.

 

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7 pensieri su “due

  1. Auguriiiii! E anche il piccolo -che sempre il più piccolo sarà- è già grande! Eddai che i leoni sono simpatici, in fondo. (Ne ho una anch’io)

  2. Auguri bel Piccione!!!
    Le tue prime parole mi ricordano tanto quello che sto vivendo col Ranocchio.. Mai avrei pensato che sarebbe stato così impegnativo e molto ma mooooooooltoooooo più complicato che con la Ranocchia… però…. però però però 🙂

  3. ehm, dicevo…
    Ps. Questo commento è scritto proprio in una serata in cui ne ho due, che sbatterei contro il muro. Ma tu mi insegni che poi passa…. E allora resisto alla tentazione e aspetto! 😀

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