Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome

“allora dimmi un po’, com’è che ti chiami?”

“Ego (e porkavvacca quanto è vero!) !!!”

“bravo, amore, giusto. Ma lo sai che hai anche un cognome?”

“Siii-ihhh?”

“Certo, tutti abbiamo un cognome perché sai, nel mondo siamo in tanti, e ci sono altri Ego. Ma di Ego Fontojunior ci sei solo tu!”

Uuuhnooohhhr???”

“sì! Tu sei Ego Fontojunior! Fontojunior è il tuo cognome!”

“Siii-ihhh?”

“sì! Fontojunior!”

Si rabbuia. Abbassa le palpebre a mezz’aria, offeso.

“No!” pronuncia secco e deciso.

“Cosa, no?!?”

“No!”

“Non ti chiami Fontojunior di cognome?”

“No!”

“E come ti chiami?”

Cammon!

Mio figlio, il quattrocchio che si muove spavaldo nel mondo, che ha iniziato a parlare pressoché ininterrottamente in una lingua ancora lontana dalla nostra, eppure così incredibilmente vicina da risultare perfettamente comprensibile, che strascica tutte le sue numerosissime domande in un crescendo di tono vocale, che mi fa talmente ridere e sorprendere e intenerire che quasi mi spiace, col senno di poi, che la Piccetta abbia iniziato a parlare subito benissimo, mio figlio, dicevamo, preferirebbe essere un camion.

Un mezzo pesante.

Un autocarro.

In effetti, un po’ gli si addice.

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3 pensieri su “Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome

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