Quella granculo di Cenerentola

E prima che me ne rendessi conto eravamo sedute al cinema parrocchiale, la Piccetta diverse file più avanti insieme all’inseparabile amica Gola Profonda, per la visione di Cenerentola. Diciamocelo, non certo uno dei film in cima alla mia toplist, che io devo ancora vedere Boyhood, o Birdman, cazzarola, io ho ancora da vedere The wolf of wall street, ma vabbene, decomprimiamoci con un filmettino leggero e gustiamoci sto popò di colori, e costumi, e contrasti. che tanto così è andata e allora tanto vale godiamocelo questo svago, che saranno almeno due mesi che non mi fermo un attimo.

Ora, io non credo di spoilerarti nulla se t’informo che la mamma di Cenerentola muore all’inizio della storia, vero? Anzi, mi sa che, per come me la ricordavo io, la madre era morta già da prima che la storia iniziasse a essere raccontata. Be’, nel film compare in qualche microscena fatta apposta per farci capire che il film verte al fantasy sfrenato, con lei, PerfettaErgoInsopportabile ancora pronta a cantare la ninna alla figlia undicenne invece di urlarle dietro “t’ho detto di spegnare la luce e andare a dormire che io c’ho bisogno di quest’attimo per me, cazzo!!!”, lei che ancora ha tanto da fare, viene fermata dalla malattia e, prima di andarsene, chiede alla figlia di perdonarla.

Ok, lo so, ho un arretrato di sonno clamoroso, che questo è un periodo di superlavoro, e dio benedica il superlavoro che fà bene a 360°, ma è un periodo che inizia a essere decisamente lungo, e io ho proprio bisogno di staccare -e dormire- di fare un cazzo -e dormire- di leggere/film/serial/mostre/musei/alzare lo sguardo su uno scorcio diverso -e dormire-, e quindi divento più paranoica sensibile, ma a me quel momento lì, quello del film in cui PerfettaErgoInsopportabile chiede di essere perdonata perché non ci sarà, be’, m’ha fatto salire la bruschetta nell’occhio.

Sono una pateticamollacciona, non serve sottolinearlo.

O forse sto solo semplicemente iniziando a invecchiare a valanga, che fino all’altro ieri mica formulavo certi pensieri. Che io con quei due di là, quelli che adesso dormono tranquilli nei loro letti e che amo alla follia, gli stessi che amo alla follia anche quando li chiuderei volentieri nel freezer, non vorrei mai dovermi scusare perché non ci sarò.

E nessuno dovrebbe ritrovarsi nella condizione di doverlo fare, non finché i suoi figli non sono grandi abbastanza per proseguire con passi fiduciosi e solidi. Ecco, a quel punto si può fare, ma solo a quel punto lì.

Quindi, per riassumere, durante il mio primo pomeriggio di svago psico/fisco dopo mesi, mi sono ritrovata a farmi dei pipponi clamorosi su una delle paure più grandi dell’uomo, talmente grande che è una sorta di pensiero che tendiamo ad accantonare -perché altrimenti come cacchio campi?- il più possibile, o almeno nei sacrosanti, bramati, strappati, momenti di svago. Chiamalo tempismo.

Sullo schermo, nel frattempo, giravano principi in calzamaglia, bionde lobotomizzate dalla bontà, fondi in CGI non molto diversi da quelli del trenino thomas, ma dei costumi che una volta nella vita un corsetto lo voglio indossare pure io.

4 pensieri su “Quella granculo di Cenerentola

  1. ecco, io ci sono andata senza essere in debito di sonno (che sto dormendo come nemmeno a 12 anni) eppure ho pianto sfrenatamente, una quantità di lacrime solo paragonabile a quando ho visto “7 anime”. E il Traspamarito pure.
    Stiamo messi malissimo neh?

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