Indossava guanti bianchi su una maglietta nera troppo larga, ed era bellissima

C’è stato un tempo in cui lei prendeva forma nella mia pancia, e passava ore a singhiozzarci dentro.

C’è stato un tempo in cui era piccola, tozza e leggera, e non sapevo bene cosa farci.

C’è stato un tempo in cui mi abbracciava tutte le mattine e alla domanda “cosa hai sognato questa notte?” mi rispondeva sempre “ho sonnato i fiori!”.

C’è stato un tempo in cui guardava la luna in cielo e squittiva stupefatta “mamma, guadda! La Dula!”, ed era l’unica parola che sbagliava, e ancora oggi per noi la Luna in verità è Dula, perché così è solo nostra e perché ci piace di più.

C’è stato un tempo di sandaletti rosa rinforzati alla caviglia per muovere primi passi in assoluta sicurezza.

C’è stato un tempo di salti gioiosi per l’annuncio di un fratellino in arrivo.

Ripensavo a questo e molto altro mentre aspettavo seduta nervosa che le luci si spegnessero e crescesse la colonna sonora. Mentre aspettavo che iniziasse lo spettacolo.

Il debutto a teatro della Piccetta.

Che non è vero che il tempo passa in fretta, che lui passa proprio come deve passare, è che riguardare indietro verso alcuni privilegi che ci sono capitati in sorte è magia pura, tremarella, orgoglio, vuoto, pieno, sensazioni contrastanti e incontrovertibili.

Poi le luci si sono spente e la musica è esplosa.

Il mio cuore con lei.

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4 pensieri su “Indossava guanti bianchi su una maglietta nera troppo larga, ed era bellissima

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