come Lorenzo de’ Medici

Il fatto è che mi manca scrivere sul blog.

Mi manca davvero.

Mi mancano tante cose, mi manca il tempo.

Il tempo.

Quello per me, per me soltanto.

Adesso mi manca davvero, adesso una parte di me scalpita per riconquistarlo, perché ormai lo vedo che il momento è vicino, che Piccione viaggia come un treno verso i 4 anni, e l’autonomia genera libertà, un valzer perfetto, una turbina che gira. E poi dai, là fuori sta arrivando la primavera che, spero tu sia con me, inizia soltanto con il cambio dell’ora e la luce che riempie le serate e fa venir voglia di restare all’aria aperta.

Rinascita.

Fico.

 

Intanto mi prendo questi 10 minuti qui per segnarmi un ricordo, un frammento di passato, una libertà spensierata che mi è crollata addosso così, senza che la cercassi, come quando fai la polvere sulle mensole alte della libreria e butti giù qualcosa che non ti eri accorto ci fosse. E mentre ti chini a raccoglierla pensi “ah già, ci sei anche tu!” e te la rigiri fra le mani prima di infilarla da qualche altra parte per poi ridimenticartene quasi istantaneamente.

Però se lo scrivo lo so che mi resterà attaccata addosso per un po’ di tempo in più, e c’ho proprio voglia d’indossarla una volta ogni tanto, calma il mio scalpitare.

 

Quasi mezza vita fa, avevo 20 anni ed era proprio marzo, passavo le serate in un pub (molto in fondo) sui navigli. Sempre lo stesso. Ogni sera riempivo il mio zaino di fogli, matite, carboncini e pennelli. Poi, strada facendo, raccoglievo un po’ di amici. Oltrepassavamo la tenda rossa e ci sedevamo a un tavolo di legno. Non sono mai stata una grande osservatrice d’insieme, oggi non saprei riconoscere quale pub fosse chesso’, dall’arredamento o dalle dimensioni dell’ambiente, ma sono fissata con i dettagli. I muri, color tortora con uno spugnato di un paio di tonalità più scure, quelli posso giurare che saprei riconoscerli.

Ordinavamo da bere, sguainavamo la nostra attrezzatura e cercavamo –o meglio, ci facevamo trovare da- storie da raccontare nascoste nelle macchie delle pareti.

Era un rito collettivo. Ma anche intimo. Era catartico. Era creativo. Era esilarante.

Credimi, so con assoluta certezza che quello era un periodo ben strano della mia vita, posso garantirti che non ero affatto serena e totalmente disallineata ma anche quanta tanta roba. Quanta tanta roba quel meraviglioso, veloce, crudele, formativo periodo che è la giovinezza con tutta quella libertà.

 

Che spetta mo’, adesso non ti credere che ne senta nostalgia, diocenescampi che io c’ho quasi porcoquarantannicazzo, ma che bello aver vissuto.

E, soprattutto, che bello lasciar sfocare la visione d’insieme e decidere di godere solo dei dettagli.

 

 

Annunci

2 pensieri su “come Lorenzo de’ Medici

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...