Insomma, lo so eccome!

Ore 11 e 27, fuori dalla scuola materna. in attesa che passino i restanti 3 minuti per la prima uscita dei pargoli quella del mio disgraziato di figlio, per intenderci, una “mamma della stessa sezione” mi si avvicina loquace

“anche tu vieni a prendere tuo figlio a quest’ora!” mi conferma allegra

“Seee…” sbiascico con la testa un po’ perduta nel lavoro “Piccione è ancora al primo inserimento. Dopo 3 settimane non è arrivato nemmeno al pranzo. Muoro!”

“Ah, no, la mia mangia. Sta bene qui. Ma mi manca troppo. La casa è così vuota e silenziosa, da quando è nata siamo sempre state insieme, capisci? Sempre. E allora vengo a prendermela e mi sa che farò sempre così. Ti pare?”

Non che non mi pare. Non mi pare per un cazzo, ragazza mia. Non mi pare il caso che la tua treenne debba farti da balia. Sii felice per lei, per il suo ingresso in società, per il suo debutto alla vita. Incentivalo, non limitarlo, è fiducia che devi darle, lei può farcela e tu lo sai e ora glielo mostri. E, detta fra noi, approfitta di quel tempo senza la tua bimba per costruirti qualcosa di tuo. Parti con un lungo bagno caldo, così, tanto per ricordarti l’effetto che fa poter appoggiare a terra per un po’ lo zaino della responsabiltà dell’accompagnare nella crescita una persona. Da che è andata all’asilo, hai già cagato per la prima volta in una casa vuota? Senza qualcuno che ti cercasse avido? Hai già riordinato una stanza e, a lavoro ultimato, ti sei guardata attorno soddisfatta dal fatto che nessuno te l’avesse buttato a monte? Parti dalle piccole cose che possono aiutare a ritrovarti, perché hai seriamente bisogno di prenderti cura di te. Perché non è la tua bimba che deve farlo. Sei tu. E comunque non ti conosco ancora, e non è detto che ti conosca in futuro che così, a naso, non è che m’ispiri un desiderio d’approfondimento, ma se in futuro dovessi toccare nuovamente l’argomento non è escluso che non ti dica come la penso.          Detto questo, anche se non c’azzecca col discorso mancopoppero, ok Piccione, ti concedo ancora la prossima settimana così. 8:30, 11:30, ok, posso riuscire a non uscire totalmente di testa. ok, posso farcela. Ma non oltre la prossima settimana. Oltre ti denuncio per mobbing.

“Insomma, non saprei.”

Resistere!

Piccione adorato,

che tre anni fa a quest’ora ti avrei molto volentieri restituito al mittente, che dal tuo secondo giorno di vita sei sempre stato diffidente e avvezzo a qualunque novità, allegro e dolcissimo ma guardingo e cocciuto, che hai varcato la soglia della scuola materna, ormai due settimane fa, con sospetto e malcelata rassegnazione, aggrappandoti alle mie gambe come un koala e ripetendomi come un mantra “se retti qui tono più tanquillo!“, rendendomi una smielata parodia della madre tutta d’un pezzo, ora:

due settimane sono passate, a occhio e croce ne dovranno passare un’altra 40ina, quindi che ne dici di fartene una ragione? Che ne dici di iniziare a rilassarti e far sì che le maestre si convincano che sei pronto per fermarti anche a pranzo -che al momento mi hanno detto “per tutta questa settimana ancora no, vediamo a metà della prossim”a-?

Che io a quest’ora non è che mi figurassi proprio l’uscita delle treemezza, ma almeno quella delle tredici sì…

Che ne dici di iniziare a pisciare anche a scuola, invece di tenertela tutta e dirmi, ogni sacrosanta mattina alle 11:30 quando vengo a riprenderti, “Mi scappa tantissimo, quasi me la faccio dosso!”

Eh, eh, che ne dici?

Che io ti adoro davvero, e rispetto seriamente tutti i tuoi tempi d’integrazione perché capisco che crescere possa anche far paura ma, per riguadagnare lavorativamente il tempo perduto in queste impreviste giornate da vivere insieme, faccio almeno le 5 ogni mattina, e qualche volta non chiudo gli occhi nemmeno per 10 minuti, e inizio a essere veramente stanca, nervosa, rallentata ed esasperata.

Ma non te lo dico, faccio finta di niente.

E no, ad oggi al mittente non ti spedirei più, ma confesso di avere una gran voglia di mandarti a stendere!

Ciò che resta dell’estate

  • Cantare “alegria” alla festa di fine anno della scuola della Piccetta.
  • Ringraziare sinceramente tutte le educatrici che hanno accompagnato Piccione nel biennio di nido, abbandonando la scuola quasi in lacrime.
  • Io, non il Piccione.
  • Ballare scatenati al concerto di Lorenzo
  • Riabbracciare Piccione alla Stazione Centrale di Milano, lì in mezzo a tutti, in mezzo a nessuno.
  • Il mare, la sabbia, l’abbronzatura, i capelli sciolti, i braccialetti colorati.
  • La Franciulla.
  • I pomeriggi ad inventarci come passare il tempo.
  • Le serate fuori a rincorrere un pallone
  • Le partite a calcetto (o biliardino? O calciobalilla?)
  • Le biciclettate lunghissime e il sellino stupratore.
  • Alzarsi dal tavolino del bar e dire “Ok bambini, io adesso salgo in macchina e ci vediamo fra un paio di settimane.
  • Sentirsi rispondere “Ciao! Divertiti!”
  • Il silenzio di una casa popolata solo da noi due, di nuovo solo coppia
  • A tratti quasi annoiati.
  • Le serate con gli amici, senza orologio, senza responsabilità, senza grossi pensieri.
  • A tratti quasi noioso.
  • Le gare sugli scivoli in piscina contro NipoteGrande
  • Perse tutte, ma quanto ridere.
  • Le confidenze. Quelle belle, e quindi faticose.
  • Vedere i propri figli scatenarsi nella baby dance, e comprendere ancora una volta che sono veramente “altro” da noi.
  • Acquistare con la Piccetta il suo primo diario scolastico, ed esultare in segreto che non è di fatine/streghette/cantanti/zoccole ma di animali.
  • Il nostro lettone, che è riposo, piacere, zattera di salvataggio, trampolino elastico e grotta gigante.
  • Il primo giorno di scuola materna. Oggi. Meravigliosamente dolceamaro.

Ho seminato bene!

-Cosa volete fare da grandi?- domanda la sconosciuta signora anziana in fila alla cassa del supermercato.

La Piccetta assume uno sguardo vacuo e, dopo un silenzio non lunghissimo, ma nemmeno troppo corto, risponde “BOH!” facendo spallucce.

Il Piccione invece non ha dubbi e risponde praticamente subito

“NIENTE!”

La sconosciuta signora anziana mi guarda come se fossi responsabile di un genocidio.

Io sostengo lo sguardo fingendo indifferenza.

“POPPIO NIENTE!” rincara Piccione “FOSSE DOMMO!”

La mia finzione vacilla un pelo.

un po’ di fatti sugli altri

Vamp Bionda ha mollato il suo fidanza, ha mollato casa e mollato il lavoro perché si è presa una super sbandata per un altro uomo che l’ha illusa alla grande, se l’è scopata e poi le ha detto “non penserai mica che io voglia stare davvero con te!?!”

Oberin Martell ha scoperto su facebook di avere una sorella. Superato lo shock iniziale l’ha presa molto bene.

Il Barbone ha avuto un figlio. Lo cercava da 11 anni, quindi ora sorride davvero.

Regista si è sposato in un caldissimo sabato di luglio, ha preso per mano la sua sposa e sono partiti per il Canada. Per viverci, perché non provare?

Ex Compagna di Scuola è tornata da una clinica spagnola con un piccolino dentro di lei. Ora ha qualche mese e lei e la sua compagna si sentono più famiglia che mai. Io non avevo nemmeno idea fosse omosessuale che mi ero pure trombatail suo uomo, all’epoca,  e lei stranamente non l’aveva presa benissimo

Ti ricordo che sono le mie due settimane senza figli, quindi ho il pass per la vita sociale e mi sto aggiornando su amici e conoscenti.

La vita è un coacervo di tutto un po’, e questo mi piace!

opportunità

Seduta sul divano in pelle, lo stesso divano che da sempre abita con i miei e che entrambi non hanno praticamente mai usato, osservo giocare mio figlio, anni 3, e suo cugino, 15 mesi in meno.

Giocano bene, hanno trovato un’equibrio: Piccione non approfitta della sua supremazia fisica, Cuginetto trova in fretta un compromesso.

E’ bello guardarli. Sono una possibilità in più che le radici non scivolino via nel corso del tempo.

Che i parenti non te li scegli, ma molto spesso impari a conviverci. Perché è meglio con che senza, suppongo. Almeno il più delle volte.

Talvolta con mia sorella trovo un punto di contatto. Non sempre, ma quando si trova è bello. Ma poi non è immediato cercarne un altro, suppongo non sia una necessità reciproca, se capisci cosa intendo, e come un elastico si allenta e si tende. I chilometri che ci semparano non aiutano, e anche le differenze caratteriali fanno il loro, ovvio.

Ma questi due bambini che giocano insieme con discreta armonia, e che un po’ ridono tolleranti uno nei confronti dell’altro, è un’opportunità, perché se loro continueranno a piacersi si vorranno vedere, e per noi accontentarli sarà piacevole. E noi potremo continuare a giocare con questo elastico, che i giochi non sai mai come finiscono, ma intanto è bello giocare.

senza anestesia

E quindi, siore e siori, ci siamo quasi.

Non voglio dire di aver fatto una tacca alla cintura al termine di ogni giorno per i 360 e rotti giorni trascorsi, ma non nego neanche di averci pensato -talvolta-, come un balsamo rigenerante, come un’aspettativa, come una coccola.

“Dai, coraggio che agosto arriverà e manderai i bambini al mare dai nonni per un paio di settimane!”

E agosto e arrivato.

E domani si caricano in macchina e ci rivediamo a ferragosto.

Preparerò un’unica valigia con dentro i loro vestiti, i compiti per le vacanze di lei e i libri dei pompieri di lui, costumi da bagno, canottiere sgargianti e sandaletti insabbiati.

A me e al Fonto resteranno 2 settimane da vivere come due 25enni senza figli. Un monte di lavoro e serate alcoliche con gli amici, rigeneranti e sfiancanti, leggere e soporifere, nostalgiche ed esaltanti.

Ecchetelodicoafare che sono pronta prontissima, ma al contempo mi sembra di dovermi sottoporre a un’amputazione della mano dominante senza anestesia?

3 è il numero perfetto, e mica l’ho detto io!

Piccione, questa mattina, si è svegliato anche prima del solito. “mammapapà!!!” ci chiamava come fossimo un’unica entità “Guadda chi è veglio!”, e ridacchiava emozionato come chi, dall’oggi al domani, non è più un moccciosetto di 2 anni ma un ragazzino di 3. Il primo autentico compleanno consapevole.

E con oggi, lo sappiamo, il tempo ingrana la marcia e inizia a rotolare via, i 7 giorni restanti di nido, la materna che ci aspetta a settembre, le chiacchiere sempre più chiare e approfondite, l’indole sempre più manifesta, come quando al mare, le mani perennemente cacciate nel costume a ravanarsi, informava languido le amiche della sorella “Nene ha la febbe, hagazze, noi che facciamo?”, che mi veniva da ridere e da inorridire al contempo.

E comunque sì, le ferie al mare sono arrivate e se ne sono pure andate, e febbre della Piccetta a parte, sono state anche belle. Peccato aver già perso quel blando colorito da persona sana, ma pazienza, non si può avere tutto.

E quindi oggi si festeggerà, si prenderà la torta gelato ordinata appositamente senza lattosio, si scoppieranno palloncini e si canterà al chiaro di tre candeline, si abbraccerà e si distribuiranno coccole e baciotti, Che in un attimo sarà più alto di me e incazzato col mondo, e allora noi fermiamolo quest’attimo, solo per oggi, solo stasera, solo per donarci un ricordo.

domani

Il fatto che stia cadendo letteralmente a pezzi, che sia praticamente mestruata una settimana sì e una no, che abbia affrontato un’andata e ritorno lampo a Molto Lontano, che poi diciamocelo, non è che sia poi così molto lontano ma son pur sempre 500 km andare e 500 chilometri tornare con un febbrone gigante e un senso di spossatezza che levate, non mi toglierà la gioia o l’energia, domani, di entrare a S.siro con Fonto e Piccetta -al suo debutto concertistico-, di saltare, di cantare a squarciagola, di ballare goffa e adrenalinica, di baciare il Fonto e di abbracciare la Piccetta sentendomi, sentendoci “immortali”.

Quindi, Lorenzo, fai il tuo sporco dovere e vedi di farlo bene.

Io farò il mio.

Poi probabilmente finirò al pronto soccorso, ma chissene, domani mi auguro di creare un ricordo alla mia bambina. Mi piace pensare che fra 10-20-30-40 anni dirà “il mio primo concerto? Con i miei vecchi quando avevo 8 anni. a vedere jovanotti. Carino, lo ricordo con piacere, fino a quando mamma non era crollate a terra con le convulsioni e l’ambulanza se l’è portata via creandomi un trauma per cui ancora oggi sono in analisi.